LagodiVenereLa conoscenza di San Vito risale ormai a diversi anni fa in coincidenza con un viaggio lungo la costa settentrionale siciliana (citato anche nel mio libro “Io e il Mare”) che si concluse con una breve permanenza a Favignana. La scelta di tornare e ritornare in alcuni luoghi abbraccia quei valori personali che ognuno di noi vi identifica e che ci fanno ritenere meritevole il soggiorno. Così è stato per San Vito come per Favignana, ad esempio. San Vito l’ho vissuta per vari anni in brevi vacanze primaverili, le quali mi hanno permesso di approfondirne la conoscenza ed apprezzarla ancor più. Ma la località ha il pregio di essere nella Provincia di Trapani e costituire la base per conoscere un territorio estremamente pregevole con emergenze archeologiche, storiche, artistiche, tradizionali molto diversificate e numerose. Ad iniziare da Trapani con il suo centro storico, si spazia da Erice alle saline, da Segesta alla Riserva dello Zingaro, da Mozia alla Riserva di Monte Cofano, dalla Grotta Mangiapane di Custonaci alle passeggiate costiere con numerose altre grotte un tempo abitate, alla Tonnara del Secco e così via. Ho citato i valori delle tradizioni e certamente l’enogastronomia ha un ruolo primario con quelle particolarità della terra siciliana e dell’incontro antico con caratterizzazioni del Nord Africa che hanno reso importante e costante la presenza del cous cous nei menù quotidiani e nelle feste e manifestazioni. Ma torniamo al Mare: dopo alcuni anni di frequentazione esclusivamente terrestre mi è venuta la voglia, inevitabile, di conoscere anche la parte nascosta (sotto la superficie liquida) di San Vito e della costa prospiciente. Il caso ha voluto che avessi conosciuto in un’altra breve vacanza itinerante Marcello Basile e Carla Rigoli al Diving Sub Sea Explorer di Cannitello, sullo Stretto di Messina. Ho già avuto modo di parlare della affidabilità, passione, simpatia, piacevolezza dei rapporti intercorsi in quei momenti calabresi. Conoscere poi che loro gestivano anche un diving a San Vito, il Sea Diver, è stata la ciliegina sulla torta che ha innescato il concretizzarsi di questa esperienza subacquea. Dopo una ulteriore vacanza di aprile di qualche tempo fa, sfortunata per me perché mi ammalai e non potei effettuare immersioni, l’aprile scorso invece, con altri amici subacquei abbiamo potuto iniziare la conoscenza dei fondali. Il fatto che questo anno sia tornato per due settimane tra la fine di giugno e l’inizio di luglio conferma ovviamente che ne vale la pena. Il Capo di San Vito, proteso a Nord, consente opportunamente di avere situazioni ridossate a seconda dei venti e pertanto di poter uscire in genere senza problemi. Una serie di punti identificati per le migliori immersioni si trovano distribuiti attorno alla “penisola” di San Vito e poi verso il Monte Cofano a scendere in direzione della Baia Margherita (vedi Grotta Perciata e Punta Negra ad esempio) e dall’altro lato, oltre il golfo con la grande spiaggia turistica, ed oltre Punta Solanto a trovare vari punti nei pressi della Tonnara del Secco ed ancora più ad Est presso il Lago di Venere e Torre ‘Mpisu. Le immersioni si differenziano per profondità e “difficoltà”: le virgolette indicano ottime sicurezza e comodità generale anche per quelle più impegnative in quanto si scende quasi sempre a partire da ancoraggi a pochi metri di profondità con i riferimenti essenziali, quindi, del fondo e delle pareti. Situazioni perfette anche per i principianti. La tipologia permette le grandi pareti verticali che possono arrivare anche ai 50, 60 metri alla base (es. Punta Negra, oppure Torre ‘Mpisu), ricche di invertebrati e che riflettono il lavoro erosivo del mare quando circa 15 mila – 17 mila anni fa era anche 100 metri più basso durante l’ultima glaciazione. In altre immersioni troviamo pendenze rilevanti ma più sfrangiate in aree sabbiose miste a scoglie e una miriade di tane, per finire in grotte ora ricche di gamberi (ad es. la Grotta dei Gamberi nei pressi della Tonnara del Secco), ora impreziosite dai giochi di luce coreografici (es. Grotta Perciata) che vengono dalle fessurazioni presenti. Per chi ne è appassionato, anche relitti come il Kent. Nondimeno i frammenti di frequentazioni antichissime ed antiche affiorano in varie zone e costituiscono il fascino aggiuntivo (per me di qualità superiore ai relitti moderni) alla natura. Particolare la Grotta delle Colonne verso lo Zingaro dove stalattiti e stalagmiti si sono incontrate e congiunte quando la grotta era emersa lungamente in tempi remoti, ora a circa 25 metri analogamente alla Grotta detta La Cattedrale a Marettimo. Certo che le diverse immersioni offrono divertimento ed interessi anche diversificati e permettono molte opportunità di riprese fotografiche e filmati. A San Vito il fotografo è soddisfatto dalla grande presenza di invertebrati, coloratissimi e con le forme più diversificate e con qualche sorpresa non troppo rara: io ho poturo osservare in superficie il passaggio di una balena a poche decine di metri da riva (era una phisalus piccola o una minore), mentre vi sono stati ritrovamenti in anni diversi anche di altre balene decedute presso la Perciata ad esempio; lo scorso anno mi è stato raccontato della pesca di un grosso squalo “capo piatto” da parte di un pescatore di San Vito. Certamente queste acque sono il transito preferenziale di mammiferi e pesci d’acque libere e del resto lo confermano le locali tonnare grandi e piccole (Il Secco, lo Zingaro, il Cofano, e le altre dislocate lungo costa Bonagia, Scopello, eccetera). Oggi, con Carla e Marcello che hanno consolidato la loro presenza a San Vito, con i validi aiutanti Achille e Zeno, è possibile esplorare questo variopinto mondo sommerso con qualche puntata fuori schema che riserva ulteriori esperienze e sorprese. Testimoniano le foto!

Leonardo Mastragostino

Quello che farei…. Se io ne avessi la possibilità istituirei alcune aree protette con lo scopo di tutela/ripopolamento, utili anche alla pesca professionale e sportiva nelle aree circostanti per l’effetto irradiativo ed utili anche al turismo subacqueo oltre alla salvaguardia ecologica della biodiversità. Concettualmente tali riserve di contenute dimensioni e distribuite a macchia di leopardo, potrebbero coincidere con luoghi di abituale immersione in modo che i Diving divengano anche soggetti impegnati nei controlli e nell’educazione.Anche le vicine Edadi, pur con il parco istituito, hanno bisogno di qualche tempo per ricostituire un patrimonio certamente fruttato come lungo le altre coste italiane, ma qui si ha già la possibilità di iniziare a rivedere qualche cerniotta, dentici eccetera nelle immersioni: il migliore esempio di quello che rendono i parchi marini costituiti da molto tempo si osserva in Corsica con molto pesce diversificato e di taglia ragguardevole.

Leonardo Mastragostino

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